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Editoriale. Italia laica e libera. Per tutti

Editoriale · Vincenzo Donvito Maxia ·

Oggi 8 Dicembre si festeggia l’Immacolata concezione, per celebrare il dogma della mamma di Gesù, Maria, che 2025 anni fa partorì pur restando vergine. Un dogma come altri, ai quali i fedeli si prostrano. In Italia, dove la religione cattolica è maggioritaria, ci sono molte altre feste di questo tipo. Ricorrenze per le quali molte attività economiche e, soprattutto, della pubblica amministrazione, non erogano servizi… ricorrenze amate dagli studenti perché anche le scuole sono chiuse. Scuole che, rispetto alla didattica della religione cattolica, riconoscono la domanda di esenzione. 

Per l’ora di religione bisogna fare domanda di esenzione, così come occorre fare domanda  di ammissione per l’educazione sessuale ed affettiva. E’ semplice “regola commerciale” che modificare uno status quo definito (la presenza dell’ora di religione e l’assenza di quella sulla sessualità) induce meno individui a farlo. E’ semplice dedurre che i nostri legislatori cercano di incoraggiare lo studio del cattolicesimo e il non-studio della sessualità (che il cattolicesimo considera solo atto di procreazione). 

Questo torna col fatto che sono feste nazionali diverse ricorrenze cattoliche. Ma non torna col fatto che la Costituzione preveda libertà di religione. Ma, sempre la Costituzione, all’art.7, ha i Patti Lateranensi, cioè è un dato costituzionale che lo Stato abbia un patto con la Chiesa cattolica. 

Insomma, è la fotografia del cattolicesimo: non peccare, ma se pecchi, e riconosci l’autorità di questa chiesa, è come se non avessi peccato; il peccato ufficialmente non è reato (solo da poco per alcuni ex-crimini), ma chi lo considera tale ha potere di imporre (alcuni dicono che sia democrazia) a tutti, con leggi o non-applicazione di alcune (aborto, per esempio), il proprio credo, come nel caso di eutanasia, procreazione per altri, matrimoni e adozioni gay.

A parte questa e queste feste che quando si insinuano nei fine settimana sono gradite da chiunque, permane, con le contraddizioni che abbiamo evidenziato, il dubbio su perché si debba essere tutti costretti a celebrare.  

Allo stato dei fatti, alcuni cittadini si sentono marginalizzati e scoraggiati dall’essere se stessi. Non perché non ci dovrebbero essere feste religiose o presepi, ma perché sarebbe opportuno che ognuno si festeggi le proprie, incoraggiati a farlo dalle pubbliche istituzioni.

Ci  rendiamo conto che è complicato. Imperante il sovranismo e ultimamente più diffuse le teorie sulla sostituzione etnica (addirittura da un po’ lo dice anche Trump all’Europa). E, per l’Italia, col muro dell’art. 7 della Costituzione. Che non è detto che non sia proprio dall’abbattimento di questo muro che si dovrebbe partire.


Qui il video sul canale YouTube di Aduc

 
 
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